Venere allo specchio La Venere di Rokeby

di Alain Chivilò

 

Il celebre nudo dell’artista spagnolo Diego Rodríguez de Silva y Velázquez (Siviglia 6/6/1599 – Madrid 6/8/1660) realizzato tra 1647-51 in esposizione presso la National Gallery di Londra.

Il dipinto vive su differenti piani prospettici divenendo un’opera equilibrata e calibrata. Sebbene il nudo possa apparire visibilmente facile come composizione per taluni (dando per scontato una tecnica in possesso), non è proprio così: il lavoro nella sua complessità diventa una composizione ricca di contenuti.

Cinque scene sulla tela, possono essere individuati: il nudo di Venere, lo specchio, Cupido intento a tenere lo stesso, i tessuti e una parete in penombra.

Inevitabilmente il corpo femminile, posizionato di schiena e disteso orizzontalmente senza veli attira una diretta attenzione. Venere è giovane, non alta di statura, in linea con un fisico del Seicento dalla carnagione bianca e i capelli tendenti al castano rosso. I suoi piedi sono abbozzati e non definiti. La posizione è rivolta verso uno specchio nel quale Velázquez dipinge un volto in chiaro scuro: indefinito nei tratti, privo di personalità, la Dea viene ammirata nella sua millenaria freschezza.

Venere è un mito, di conseguenza per il pittore spagnolo non è necessario renderla riconoscibile in una sorta d’identificazione ideale. Ognuno ha una sua Venere a cui ispirarsi. Al corpo di schiena messo in luce, si contrappone in penombra la faccia riflessa dai tratti indefiniti.

Lo specchio è retto da Cupido che con due mani giunte sostiene lo stesso e allo stesso tempo un nastro si unisce al centro in una attaccaglia. Eros è alato, fanciullo dal volto con il corpo non posto in luminosità. L’ala destra spicca, a livello pittorico il piede sinistro è incompleto, mentre un nastro dal colore freddo si lega a tracolla.

Tutto intorno quattro tipi di tessuto ruotano tra drappo, foulard e lenzuola diventando scenografia con una porzione di muro in debole illuminazione.

L’opera è un omaggio alla femminilità e permette un grado di erotismo che varia e si infonde nell’osservatore. Una donna Seicentesca che, nella figura di Venere, prende coscienza del suo ruolo divisa tra soggetto principale, seduzione e quid illecito. D’altronde abbiamo il privilegio, grazie al maestro, di entrare in un luogo privato e intimo che per quell’epoca, è un fattore da non sottovalutare.

L’olio su tela, Venere allo specchio (‘La Venere di Rokeby’), cm 122,5 x 177, era esposto a Rokeby Park, Settecentesca dimora privata progettata dal proprietario Sir Thomas Robinson (1702-77) ed edificata tra il 1725-30.

L’opera di Diego Velázquez fu acquistata da J.B.S. Morritt (1771-1843), figlio di J.S. Morritt che comprò la villa nel 1769 dalla famiglia Robinson. Gli eredi Morritt, successivamente, vendettero la Venere alla National Gallery di Londra nel 1906. Una copia eseguita dal pittore William Allan Menzies (1865-1929), montata su cornice originale, è appesa ancora oggi nel salone della residenza.

Rokeby è visitabile (nuova apertura programmata dal 6/5/2024) con anche pernottamenti in un’area adibita a cottage turistici. É situata tre miglia a Sud Est del castello Barnard, Contea di Durham.

La National Gallery di Londra, oggi, è il Museo che permette la fruizione gratuita dell’opera di Velázquez (Room 30), assieme a infiniti capolavori della storia dell’arte.

 

©AC, NDSL, AM, Alain Chivilo

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