Scala dei Turchi

di Alain Chivilò

 

Essere nella Scala dei Turchi non è stata una priorità nel periodo trascorso in Sicilia. Mesi di turismo, visite e approfondimenti oltre ad aver programmato e permesso all’artista, che mi ha gentilmente ospitato, la possibilità di esporre nella sua Città.

La Scala dei Turchi.

Chiusa o aperta? In Stagionalità diverse, sfruttando una vista amica, unica ed esclusiva ho visto molti turisti e locali camminarci. Qualche volta era anche vuota. 

In una giornata di fine inverno ma da Primavera inoltrata, programmando la visita di pomeriggio per vedere l’effetto tramonto sulla marna, un andirivieni costante mi aveva preceduto e stava arrivando per il tortuoso itinerario creato per giungere all’ingresso via terra (escludendo quello via mare). La Scala dei Turchi era aperta. Con rispetto, educazione e civiltà la visita è stata d’obbligo, come per tutti i visitatori, locali e non locali, di quei giorni. 

In una canonica definizione: la Scala dei Turchi è costituita da marna, una roccia sedimentaria di natura argillosa e calcarea, con un caratteristico colore bianco puro. La tipica forma a scalinata, invece, è dovuta al processo di erosione causato da acqua e vento. Il nome, Scala dei Turchi, deriva dai pirati Saraceni, impropriamente chiamati Turchi dalle popolazioni locali (così erano chiamate per convenzione le genti Arabe), che nel Cinquecento usavano approdare come facile punto costiero sul mare per le azioni di pirateria e stallo, in un’area riparata dai venti e probabilmente anche poco controllata. Quando è aperta, un ambiente unico da rispettare e salvaguardare.

Anche se non siamo quelli delle televisioni o delle radio, una visita esclusiva insieme al sottoscritto Alain, al fine di regalare quell’effetto unico soprattutto a coloro i quali non abbiano mai avuto modo di vederla.

 

 

©AC, NDSL, AM, Alain Chivilo

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