Emilio Isgrò Semplicemente Cancellature epocali

 

di Alain Chivilò

 

© Alain Chivilò

 

Il sostantivo femminile cancellatura è definito dal vocabolario Treccani come quell’atto del cancellare e dei segni lasciati proprio cancellando. Garzanti invece, mantenendo lo stesso concetto, indica “il segno fatto per cancellare o lasciato cancellando”. L’artista siciliano nato a Barcellona Pozzo di Gotto (6/10/1937) Emilio Isgrò partì concettualmente dal 1964 a ideare e attuare opere, all’interno delle quali l’azione del cancellare potesse determinare un formar creativo caratterizzante in lui sempre. Proprio partendo dalla definizione del termine, Isgrò copre con tratti di colore o altro le parole di uno scritto, affinché non si leggano più. Altresì può lasciare leggibili alcuni termini per focalizzare un singolo concetto. Un agire che fa svanire e scomparire, annullando ed estinguendo simultaneamente l’unità di base per il linguaggio: significante e significato. Di conseguenza, totalmente o parzialmente, ciò che un testo o un’immagine possono comunicare, cessano la loro funzione divulgativa o narrativa. Come indicato dall’artista in un’intervista rilasciata nel 2013: “la cancellatura è un percorso individuale e per certi versi solitario, i cui risultati conducono a una scissione irrimediabile, anche sotto il profilo teorico, rispetto alle avanguardie. Si tratta di un gesto assoluto, senza ritorno, lontano dal nichilismo dadaista. Con le parole di Joseph Alois Schumpeter, potrei dire che la cancellatura rappresenta una forma di distruzione creativa”. La storia, da sempre, ci dimostra come l’annullamento sia sempre più forte di quello in essere sia a livello psicologico, sia a livello umano. Isgrò nella sua azione non pone la sua poetica artistica in uno scontro verso l’esistente, bensì mette in discussione se stesso come soggetto principale di tutta la sua ricerca. Quindi, la cancellatura non è altro che una base dove il segno coprente libera una sorta di pura riflessione e contemplazione. La retrospettiva di Venezia presso la Fondazione Cini, Isola di San Giorgio, dal 13/9 al 24/11/2019 permette di verificare e conoscere l’iter di Isgrò, attraverso diversi passaggi quali le prime cancellature, le poesie visuali su tele emulsionate, le Storie Rosse, l’Enciclopedia Treccani fino ai Codici Ottomani: dal 1964 si arriva fino alla seconda decade del XXI secolo. Grazie alla critica e curatela di Germano Celant, l’allestimento avvolge il visitatore lungo una pannellatura ricca di cancellature atta a scandire il percorso espositivo. Il testo non è stato pensato banalmente, ma dal romanzo Moby Dick, come indica Isgrò, non è altro che “l’opera cancellata di Melville a contenere quindi tutte le altre e chi entrerà nella mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio”. L’interessante antologica dunque, non è altro che il mondo di Emilio Isgrò, all’interno del quale grazie a un segno annulla, parafrasando in un certo senso concetti spaziali cari a Lucio Fontana, un’esistenza artistica e linguistica finalizzata a creare un quid ricco nuovamente di concettualità.

 

Emilio Isgrò_Fondazione Giorgio Cini_Esseci
Emilio Isgrò_Fondazione Giorgio Cini_Esseci

 

Emilio Isgrò Giacomo Puccini, 2014. Acrilico su tela, CM 260x160_Esseci
Emilio Isgrò Giacomo Puccini, 2014. Acrilico su tela, CM 260x160_Esseci

 

Emilio Isgro' Codice ottomano delle tempeste, 2010, acrilico su libro in box di legno e plexiglass CM 57,5 x 82,5 x 13_Esseci
Emilio Isgro’ Codice ottomano delle tempeste, 2010, acrilico su libro in box di legno e plexiglass CM 57,5 x 82,5 x 13_Esseci

 

Ritratto di Emilio Isgrò, Marzo 2019, Foto di Andrea Valentini_Esseci
Ritratto di Emilio Isgrò, Marzo 2019, Foto di Andrea Valentini_Esseci